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Su cosa vogliamo fondare questa nuova ETICA sul lavoro ?

17 ottobre 2012

Non è facile capire in che direzione andare, è molto più semplice sapere quello che non si vuole avere o ottenere, perchè di esempi in giro ce ne sono veramente tanti.

Uno dei quali, forse il più importante proprio per noi donne, è il lavoro che ti costringe a scegliere tra due cose molto importanti : lavoro e famiglia, lavoro e  salute, lavoro e dignità ecc.ecc.  Cose importanti  nella vita di ogni persona, quindi questa cosa può interessare proprio tutti (maschietti compresi).

Stiamo facendo un sondaggio in questo senso, proprio per capire fino in fondo tutto quello che non vogliamo fare.

Non ignoratelo, aderite in tanti, abbiamo bisogno della vostra opinione per potervi offrire il meglio.

 

Le informazioni raccolte tramite questo sondaggio sono protette dalla legge sulla privacy ( D. lgs. n. 196/2003 intitolato “Codice in materia di protezione dei dati personali“).  I dati personali raccolti e trattati sono soggetti al consenso dell’interessato, che deve esprimerlo esplicitamente apponendo una    nella apposita casella. Siete pregate/i di non indicare dati sensibili, non ci servono ai fini del sondaggio stesso.

Prima di procedere al sondaggio si prega di leggere quanto segue (versione non integrale, alcuni estratti); si consideri inoltre che questo sondaggio è riservato alle persone che abbiano raggiunto la maggiore età (minimo 18 anni) perchè i dati relativi a bambini/e e ragazzi/e fino ai 18 anni per noi sono del tutto irrilevanti e di nessun interesse :

2012©Eclettica!

I dati sensibili, nel diritto italiano, sono dati personali la cui raccolta e trattamento sono soggetti sia al consenso dell’interessato sia all’autorizzazione preventiva del Garante per la protezione dei dati personali.

Secondo il Codice sulla protezione dei dati personali (d.lgs. 196/2003), art.4, sono considerati dati sensibili i dati personali idonei a rivelare:

Tale elenco viene considerato chiuso, nel senso che non è lecito procedere per analogia. Per esempio è stato chiarito che la condizione sociale, le prestazioni sociali ricevute, titoli di studio formazione e esperienze di lavoro, la solvibilità del debitore, il reddito percepito o patrimonio posseduto non rientrano nel trattamento severo riservato ai dati sensibili (ma sono comunque tutelati dalla legge sulla privacy).

La nuova legge sulla privacy – D.Lg 196/2003

In Italia la legislazione ordinaria sulla privacy è contenuta nel Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, intitolato Codice in materia di protezione dei dati personali e noto comunemente [1]anche come «Testo unico sulla privacy». Il Codice penale contiene norme sulla riservatezza al Capo III-Sezione IV.

Il D.Lgs 196/2003 abroga la precedente legge 675/96, che era stata introdotta per rispettare gli Accordi di Schengen ed era entrata in vigore nel maggio 1997. Con il tempo, data la tipica stratificazione normativa che si produce nei sistemi giuridici a tradizione civilista (tra cui quello italiano), a tale norma si erano affiancate numerose altre disposizioni concernenti specifici aspetti del trattamento dei dati, che sono state conglobate nel Testo Unico vigente, entrato in vigore il 1º gennaio 2004.

Il Codice prevede, per chi intende trattare dati, una serie di obblighi e di diritti. Infatti chiunque voglia utilizzare i dati personali di un soggetto deve informarlo, preventivamente, indicando con chiarezza le finalità per cui prevede di utilizzare tali dati e le relative modalità di utilizzo. Inoltre deve avere il consenso da parte del soggetto interessato; solo in alcuni casi, come cita l’art. 24, questo non è necessario. Una disciplina particolare riguarda i dati sensibili, quelli più delicati, e che quindi richiedono una maggiore attenzione da parte del legislatore.

Poiché le norme del nuovo Codice sulla protezione dei dati personali sono per la maggior parte pressoché identiche a quelle contenute nella L. 675/1996 precedentemente in vigore, nel testo che segue sono citate le norme secondo la numerazione della vecchia 675/96. Per ragioni di continuità, se non indicato diversamente, si fa riferimento alla legge n. 675 del 31 dicembre 1996.

In data 25 gennaio 2012, la Commissione Europea ha approvato la proposta di un regolamento sulla protezione dei dati personali [3] , che andrebbe a sostituire, una volta definitivamente approvato, la direttiva 95/46/CE in tutti e 27 stati membri dell’Unione Europea, e in Italia andrà quindi prendere il posto del Dlgs 196/2003. Alcune delle novità del regolamento:

  • restano ferme le definizioni fondamentali, ma con alcune aggiunte (dato genetico, dato biometrico);
  • viene introdotto il principio dell’applicazione del diritto UE anche ai trattamenti di dati personali non svolti nell’UE, se relativi all’offerta di beni o servizi a cittadini UE o tali da consentire il monitoraggio dei comportamenti di cittadini UE;
  • si stabilisce il diritto degli interessati alla “portabilità del dato” (ad. es. nel caso in cui si intendesse trasferire i propri dati da un social network ad un altro) ma anche il “diritto all’oblio”, ossia di decidere quali informazioni possano continuare a circolare (in particolare nel mondo online) dopo un determinato periodo di tempo, fatte salve specifiche esigenze (ad esempio, per rispettare obblighi di legge, per garantire l’esercizio della libertà di espressione, per consentire la ricerca storica);
  • sarà eliminato l’obbligo per i titolari di notificare i trattamenti di dati personali, sostituito da quello di nominare un Privacy officer (data protection officer) per le imprese al di sopra di un certo numero di dipendenti;
  • sarà introdotto il requisito del “privacy impact assessment” (valutazione dell’impatto-privacy) oltre al principio generale detto “privacy by design”;
  • sarà introdotto l’obbligo per tutti i titolari di notificare all’autorità competente le violazioni dei dati personali (“personal data breaches”);
  • le autorità nazionali di controllo, dovranno assicurare indipendenza(in Italia il Garante per la Protezione dei dati personali) e saranno dotate più specificamente poteri (anche sanzionatori)

Gli scopi del d. lgs. 196/03 mirano al riconoscimento del diritto del singolo sui propri dati personali e, conseguentemente, alla disciplina delle diverse operazioni di gestione (tecnicamente “trattamento“) dei dati, riguardanti la raccolta, l’elaborazione, il raffronto, la cancellazione, la modificazione, la comunicazione o la diffusione degli stessi.

Note: La succitata dicitura “legge sulla privacy” risulta quantomeno impropria, come osservò il Tribunale di Milano – Sez. I civile con il Decreto 27 settembre 1999 decidendo sul caso Olcese vs Corriere della Sera scrisse: “… omissis … 2. In proposito, occorre innanzitutto affermare, in dissenso con quanto da taluno pure sostenuto in sede di primo commento, che la l. 675/96 – ancorché conclami in preambolo la “finalità” di garantire il “rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali nonché della dignità” della persona, “con particolare riguardo alla riservatezza ed all’identità personale” (cfr. il titolo dell’art. 1 ed il contenuto del relativo 1º comma) – non può essere né riguardata alla stregua di un vero e proprio “statuto generale della persona” né ritenuta più accentuatamente rivolta alla tutela della persona che alla disciplina sul trattamento dei dati. Simili impostazioni appaiono, infatti, inficiate da un vizio di prospettiva, giacché confondono aspetti diversi e concettualmente infungibili, quali la ratio della normativa (ruolo, nella specie, testualmente assegnato alla protezione dei fondamentali diritti della persona: cfr. la rubrica ed il 1º comma dell’art. 1) e la sua sfera di operatività (nella specie, univocamente identificabile, alla luce del titolo e della complessiva disciplina della legge, nel fenomeno del “trattamento dei dati personali”); aspetti diversi, che solo complementarmente integrandosi concorrono a definire compiutamente il bene giuridico oggetto della tutela accordata: i diritti fondamentali della persona con specifico, ed esclusivo, riferimento alle implicazioni inerenti all’attività di “trattamento di dati personali”[4]

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